La Comunità Antagonista Padana su "La Repubblica" e a “Matrix”

Ci fa molto sorridere vedere giornali e televisioni nazionali interessati al nostro cartellone sul caso Toaff. Mai pensavamo di suscitare un così diffuso interesse mediatico per una iniziativa culturale, se vogliamo secondaria, rispetto alla nostra battaglia politica indipendentista che quotidianamente portiamo avanti nei chiostri universitari. A onor del vero, siamo convinti che l’indipendentismo non si esaurisca certo nella politica, anzi, ora più che mai, in questi anni di vuoto pneumatico, è richiesta ad ognuno di noi una forte criticità che si concretizza in una sana indipendenza mentale e culturale da stereotipi scientifici e vulgate comuni (spesso false e tendenziose). Non dovrebbe dunque suscitare alcun clamore questa nostra piccola-grande pretesa. Ma invece non è così: ormai tutto quello che riguarda più o meno direttamente certe tematiche storiche è stato elevato a dogma indiscutibile. Un dogma accettabile dalla ragione, ma frutto di forti pregiudizi (l'articolo su "La Repubblica" del 27 febbraio 2007 ne è l'esempio eclatante). Fortunatamente non tutti i media sono così legati alle logiche del pensiero unico.
Ad esempio il dibattito di venerdì 2 marzo 2007 a “Matrix” ha evidenziato, in uno spirito di relativa libertà, le forti divisioni anche all’interno dell’ebraismo di lingua italiana: se Fiamma Nirenstein mostrava il volto (a tratti patetico) del parossismo illiberale dei neocons, il prof. Sergio Luzzatto dell’Università di Torino ha dato invece prova di un sincero amore per la ricerca storica, rispondendo colpo su colpo, senza paura, agli anatemi e agli improperi urlati dalla controparte. Anche la Comunità Antagonista Padana, con l’intervista al nostro Reggente Luca Fumagalli, ha invece dato dimostrazione di come, anche nel nostro Ateneo, si possano porre all’attenzione di tutti i temi più lontani dalla tetra dittatura del “politicamente e storicamente corretto”. Nel nostro piccolo ci prenderemo l’impegno di pubblicare A BREVE una rassegna di articoli e saggi di vario orientamento, oltre ad una messa a punto su “Il Cinghiale Corazzato” per rendere più completo il quadro storiografico sul tema dell’omicidio rituale. Lontani sia da ogni dilettantismo propagandistico come dal negazionismo ideologico sbracato che ha costretto Ariel Toaff a ritirare il suo libro.