Ricordo bene quando scrissi il primo editoriale del Cinghiale Corazzato. C’era un caldo asfissiante, e volevamo assolutamente far uscire il primo numero quando ancora l’Università era piena di studenti, in Giugno. Il mio editoriale era uno dei quattro articoli di quel primo numero, costituito da un foglio formato A3 piegato in due. Ricordo che la gente rideva perché l’articolo in copertina era in lingua milanese. Pensavano che saremmo durati poco: che futuro può avere un giornale autonomista nel 2003?
Sono passati cinque anni, e sono ancora qui, a scrivere un editoriale per il Cinghiale, che nel frattempo è diventato la più importante rivista universitaria di questo Ateneo per contenuti, numero di lettori, regolarità nelle uscite. Cinque anni in cui il Cinghiale non ha mai smesso di rappresentare, con costanza e determinazione, il punto di riferimento di tutti coloro che, in Cattolica, hanno a cuore gli ideali di Libertà dei Popoli del Nord.
Da quegli stentati inizi, il Cinghiale ha sperimentato una lenta ma costante crescita. All’ironia generale che circondava le prime uscite si è sostituito, dapprima un certo interesse, poi un generale rispetto, anche da parte degli avversari politici. Il numero dei collaboratori è aumentato col passare dei mesi e degli anni, e con essi la varietà dei contenuti. E quello che era un semplice giornalino politico è diventato una vera e propria rivista, che è stata capace di mantenere una sua specifica fisionomia nonostante l’avvicendarsi dei Direttori e dei membri della Redazione.
Non sono mancati momenti di difficoltà, naturalmente. La scarsità dei fondi che l’Università ci mette a disposizione e le vicende politiche che hanno portato il MUP a diventare CAP hanno fatto temere, un paio di anni fa, che il Cinghiale non potesse più essere pubblicato. Ma la tenacia ha avuto la meglio, e dopo un paio di numeri in condizioni di emergenza il Cinghiale è tornato più forte di prima. E siamo ancora qui.
E così, tirando le somme, mi piace vedere cosa ha rappresentato in questi anni la nostra rivista. Il Cinghiale è stato, prima di ogni altra cosa, una Presenza. La testimonianza costante che gli ideali dell’indipendentismo, dell’autonomismo, della difesa delle tradizioni, non sono morti. Di fronte ad una politica che è sempre di più affarismo, demagogia, arrivismo, il Cinghiale se ne sta lì, appiccicato al muro del chiostro, a dimostrare che ci sono dei giovani che hanno voglia di lottare per quello in cui credono, disinteressatamente, per il puro e semplice amore verso la propria Terra. A me, francamente, non pare poco.
Avrei mille cose da dire ancora, ma visto che è un’occasione speciale, vorrei usare lo spazio che mi rimane per dire qualche Grazie. Vorrei ringraziare prima di tutto i nostri lettori: tutti coloro che in questi anni ci hanno apprezzato, deriso, forse anche odiato: ogni Cinghiale che vi vedo prendere dalla tasca è per me una piccola soddisfazione. Un grazie va a tutti i collaboratori che nel tempo hanno scritto su questa rivista, per anni interi o per una sola volta: ognuno ha contribuito, con il suo piccolo tassello, a fare del Cinghiale quello che è oggi. Naturalmente, un tassello particolare l’hanno messo coloro che dopo di me hanno assunto la direzione del giornale: Simona Trovati prima e Luca Fumagalli poi. A loro vanno, oltre che i ringraziamenti, anche i miei più sinceri complimenti per aver saputo portare avanti un lavoro non facile, trovando stimoli nuovi ad ogni uscita.
Infine, un vivo e cameratesco Grazie va a Piergiorgio Seveso, che a questa rivista e alla nostra Comunità ha dedicato e dedica una fetta importante della sua vita. Nulla di ciò che è stato il Cinghiale in questi anni sarebbe stato possibile senza di lui.
Ora non mi resta che lasciarvi alla lettura di questo numero celebrativo, che spero segni l’inizio di altri cinque anni di battaglie per il Nostro giornale. Buon compleanno, Cinghiale.
Sempre fermo nella fede, sempre vivo nella lotta.
Davide Alemanni