Sotto il segno di Marte
L’avete scorto in queste prime serate estive, accanto ad una rosseggiante Luna piena, Lui, piccolo ma luminoso, il Pianeta Rosso, Marte, l’antico dio della Guerra? Domina il nostro cielo ma domina anche la politica, specie quella internazionale.
E l’abbiamo visto nei giorni di visita ufficiale di Bush nella capitale ita(g)liana, accolto come l’imperatore del mondo, accudito, riverito, vezzeggiato su TUTTI i colli di Roma. È la stessa ita(g)lia di più di cent’anni fa, pronta a lucidare gli stivali del Bismark di turno ma almeno a ritmo di Walzer, cercando di essere all’altezza delle corti imperiali. Questa deve accontentarsi del assai meno nobile POPOPOPOPOPOPO…
Lo spettacolo è stato desolante, l’opposizione affidata a pochi e (diciamo pure inadeguati) militanti della sinistra e della destra extraparlamentare, il silenzio conformistico dei media (intenti a cercare la coppia da seguire per la calda estate 2008) assordante. Nelle nostre terre, tranne le ben note meritorie eccezioni di Maurizio Blondet e di altri cavalieri senza paura, è stato il deserto.
Per questo guardo all’estero e, per consolarmi, vi rinvio al video “Iran 2008, decide for yourself”, letteralmente splendido, realizzato dall’amico Germàn Vogel, della Pontificia Università Cattolica di Santiago del Cile ( e disponibile sul suo blog http://nureinwort.blogspot.com) sulla ricchezza della civiltà iraniana, sulle pulsioni paranoiche dei think-tank neocons americani e sulla pacata compostezza di un popolo che si prepara ad una guerra forse ineluttabile per difendere il proprio diritto a scegliere da solo come governarsi e che destino seguire. Senza farsi imporre la democrazia dell’Enola Gay o di Guantanamo. E noi indipendentisti padani? Noi che pure abbiamo già una patria perduta da ritrovare o da riconquistare, perché dovremmo sporcarci le mani in storie tanto losche e orribili? “È affar loro” – ce lo sentiamo dire spesso. Troppo spesso purtroppo vediamo limitare l’indipendentismo alla cura del proprio giardino e dei tombini limitrofi, tutto siepi alte e Winchester sotto il letto. E non ci si accorge che nessuna reale indipendenza è possibile senza l’allentamento della morsa che poteri senza volto (ma non senza nome) esercitano sulla pelle dei popoli. E non ci si accorge che questo ripiegarsi sul proprio particulare è più paravento per una volontaria e vile cecità. Volendo appunto non essere vili, non possiamo non notare come una propaganda filoisraeliana ossessiva e pervasiva campeggi spesso sulle mura del nostro ateneo, scritta spesso con foga da tifosi, con un zelo forse più adatto per l’Università di Tel Aviv che per quella del Sacro Cuore. Beninteso, non ce ne facciamo un cruccio, né ce ne lamentiamo: tutto ciò rientra perfettamente nel diritto che ogni gruppo studentesco ha di portare avanti le proprie battaglie e i propri ideali di riferimento ma ci preme anche rassicurare le eventuali avanguardie delle matricole A.D. 1989. Non siamo tutti così qui, in Università cattolica. C’è un piccolo e variegato schieramento antimondialista e antisinarchico di liberi pensatori che non beve dalle fontane inquinate de “Il Foglio” o di “Libero” (e se per questo nemmeno de “l’Unità” o di “Repubblica”). A questo schieramento questo giornale, Il Cinghiale Corazzato, ed il nostro gruppo, la Comunità Antagonista Padana-Studenti Indipendentisti, si onora di appartenere. Ovviamente con la propria specificità e permetteteci, con la propria unicità. La Politica è un esercizio sommamente etico della vita, sommamente morale e soggiace a quei grandi veri “onde vita e morte si illuminano” per citare una bella lapide presente in Università e non può nemmeno dissociarsi dalla Verità, non può prescinderne, pena la frantumazione dell’individuo e l’inefficacia di qualsiasi azione sociale.
La Politica oggi è quindi essenzialmente e non può essere altrimenti che Testimonianza coraggiosa, disinteressata, continuativa, responsabile, personale (oltre che in vario modo organizzata e collettiva) dell’Essere e del Vero.. Proprio per questo se sarà un estate sotto il segno di Marte, sapremmo già dove si combatterebbe per la libertà, dove passerebbe la linea del fronte della dignità, dove si testimonierebbe con la vita che un altro modello di mondo (insieme a molti altri mondi) è possibile. Questo luogo sarebbe, senza dubbio alcuno, Teheran. Teheran, capitale dell’Iran. Teheran, trincea d’Europa e del mondo libero.
Il prossimo numero (il 24) de “Il Cinghiale Corazzato” sarà un numero totalmente speciale, dedicato ai cinque anni di vita della nostra rivista.
Duri per durare
Piergiorgio Seveso