Riportiamo un’intervista rilasciata da Piergiorgio Seveso, vice Reggente della Cap, al portale www.milanodamorire.org e dedicata ad alcuni temi d’attualità.

 

Comunità Antagonista Padana e Movimento Universitario

Padano, quali differenze?

 

La differenza tra Movimento Universitario Padano e Comunità Antagonista Padana è semplice e abissale al contempo. Il primo è espressione in Università delle politiche della Lega Nord, la seconda no. Ci richiamiamo continuamente alle grandi esperienze del secessionismo e indipendentismo europeo: dal basco allo scozzese, dal catalano al fiammingo e ovviamente lo facciamo cercando di elaborare una sintesi originale, fuori dalle logiche del bipolarismo italiano, visto che vorremmo essere un laboratorio politico

 

 

 

Quali sono le battaglie politiche che vi

contraddistinguono?

 

Visto che siamo in università riteniamo che le nostre battaglie, oltre che politiche o “sindacali”, debbano essere culturali. Abbiamo eliminato sin da subito tutto il becerume della sloganista politica per concentrarci sull’approfondimento attraverso la nostra cartellonistica e la nostra rivista “Il Cinghiale Corazzato” e le nostre conferenze di formazione militante .Oltre alle battaglie per l’identità etno-linguistica e l’indipendenza dei popoli padano-alpini, conduciamo (e questa è la nostra dimensione antagonista) battaglie per la libertà della ricerca storica contro le legge liberticide italiane ed europee che vorrebbero limitarla. Abbiamo un approccio decisamente revisionistico rispetto alla storia della forzata unificazione italiana. In politica estera siamo sempre stati contro il Nuovo Ordine Mondiale americano e le sue guerre espansionistiche, per una Europa federazione delle piccole patrie, libera, forte e armata che guarda più a Est che a Ovest (non a caso guardiamo con interesse alla rinascita russa e alla resistenza antimondialista dell’Iran)

 

 

Da quanto fai politica in università e con quali Obiettivi?

 

Faccio politica attiva da cinque/sei anni e la politica attiva l’ho sempre esercitata in ambito indipendentista e secessionista (in Lega prima e nel Fronte Lombardia di Max Ferrari). Non mi hanno mai interessato poltrone, poltroncine e sgabelli, anzi trovo piuttosto ripugnante chi lega la politica al proprio mantenimento economico. Nel nostro gruppo (ma anche in altri gruppi nel mio stesso Ateneo) ho avuto la fortuna di incontrare ragazzi e ragazze con lo stesso disprezzo per l’affarismo politico e con lo stesso desiderio di diffondere maggiore consapevolezza dei reali problemi sociali e politici e delle VERE questioni che sono sul tavolo tra i nostri coetanei.

 

 

Trasformazione delle università in fondazioni e pesanti

tagli all'istruzione, cosa ne pensi della riforma Gelmini?

 

Se la riforma Moratti ha scavato la fossa, la riforma Gelmini mette una bella piastra di marmo sulla tomba dell’Università italiana. E’il classico sistema italiano di innestare riforme modernizzatrici, scimmiottando l’estero, su un organismo vecchio e fatiscente ormai da decenni. Il risultato è un Frankenstein abnorme e ancor più vacillante. Il sistema universitario italiano non è riformabile: è luogo antico, polveroso, un po’ scalcinato, luogo di fini saperi umanistici e scientifici ma sempre intrisi di umanesimo, di nobili ricerche condotte in austera e costretta povertà, un luogo che paga con dignità le manomissioni politiche subite nel corso dei decenni. Ora che vacilla persino l’utilità della certificazione borghese della laurea, un po’ per deflazione, un po’ perché il nuovo ordinamento l’ha radicalmente impoverita di valore, l’università rimane, per noi almeno, come MUSEO che conserva i resti e le reliquie (da studiare) di una tradizione culturale compromessa, ma non perduta, e come TEATRO per un’azione politica che almeno sia di testimonianza, se non di reazione, contro la decadenza.

 

 

Probabilmente si farà la riforma federalista tanto voluta dalla Lega Nord, contento?

 

Uno dei motivi per cui siamo usciti dalla Lega è stato il rifiuto della via federalista, concordata con chi ha il tricolore nel simbolo e sopra il letto. E’ ovvio che si trattava (vedi Devolution) e si tratterà (vedi Federalismo calderoliano all’amatriciana) di una riforma zoppa, illusoria e zeppa di contraddizioni evidenti. Preferiamo un’azione politica tesa al raggiungimento dello statuto speciale per la Lombardia e per il Veneto. Solo in questo modo è possibile entrare realmente in una fase post-italiana della politica: questo è il vero obiettivo di un autonomista non aggiogato al carro del principe di Arcore.

 

Expo 2015. Su Milano e su tutta la Lombardia arriveranno vagonate di soldi pubblici e colate di cemento. Qual è la tua opinione su questo evento internazionale?

 

Pensiamo che nella Lombardia di oggi l’Expo 2015 significherà una articolata spartizione di prebende e incarichi, darà il pretesto per faraoniche e dispendiose opere monumentali a forte impatto ambientale, fornirà l’occasione per decine e decine di inaugurazioni-facciata (con nastrini tricolori, banda e vescovo di decorazione), molto simili a quando, in certe case, per l’arrivo degli ospiti, si stendono i tappeti per non far vedere i buchi nel pavimento. Non a caso abbiamo tifato smodatamente Smirne (pensate un po’…per i turchi) all’epoca dell’assegnazione.

 

 

Gioco della torre: Formigoni o Penati?

 

Qui dico a colpo sicuro Formigoni. Per noi indipendentisti è l’antimodello della politica lombarda. Se vogliamo la Lombardia indipendente o a statuto speciale, di certo non la vogliamo incatenata al lobbismo ciellino. In Università Cattolica, dove il peso di CL è fortissimo, abbiamo cercato di offrire in questi anni almeno uscite di sicurezza culturali e antidoti politici ad un sistema di potere pervasivo e totalitario. Possiamo dire, nel nostro piccolo, di esserci riusciti e ancora adesso ci stiamo lavorando.

 

 

Berlusconi o Veltroni?

 

 

Posso essere franco? Sarebbe facile e banale dire tutti e due ma dico Veltroni per un semplice motivo. E’ riuscito a trasformare il PD in un mix macchiettistico ed ectoplasmatico che fa torto ad una tradizione politica comunque fortemente radicata in questo stato. Ha favorito, per una sorta di allucinazione modernizzatrice, un’ulteriore berlusconizzazione della politica, rompendo i legami con la sinistra radicale e il giustizialismo.Grazie a lui la sinistra italiana ha dimostrato di aver perso, di volta in volta, tutte le battaglie culturali e politiche col berlusconismo, consegnando lo stato italiano in mano ad un dominus che ovviamente lo governa come se fosse una signoria rinascimentale.